Chi ama non dipende

Chi ama non dipende

E’ passato San Valentino. E mentre alcune coppie hanno festeggiato un amore sano e nutriente, altri si sono lasciati, o non riescono a lasciarsi ed entrano così nei grovigli di un amore malato.

Di una dipendenza affettiva. Che non è affatto amore. Quando sentiamo o meglio crediamo di non poter fare a meno di quella persona, che solo lui/lei può capirmi, che io con lei/lui ero diverso… quando cioè cominciamo a stare male per quello che crediamo amore, dovremmo iniziare a chiederci “che razza di amore è un amore che rende infelici, che fa stare male?” Perché non riusciamo ad accettare che una persona non ci ami più? Oppure perché non lasciamo andare una persona che ci fa del male, o perché non riusciamo ad uscire da una relazione che non ci soddisfa più, che non ci rende felici? Le nostre relazioni adulte vengono organizzate sulla base dei nostri legami d’attaccamento durante l’infanzia.

Lo psicoanalista Bowlby, studiando il legame madre-bambino, ha parlato di stili di attaccamento, e in particolare ha individuato tre stili principali di attaccamento che si stabiliscono fra madre e bambino.

Quando la madre è coerente, presente e risponde adeguatamente ai bisogni emotivi e fisici del bambino, quest’ultimo svilupperà uno stile di attaccamento sicuro, che da adulto si tradurrà in relazioni, anche amicali, basate sul rispetto di sé e dell’altro, sulla stima e fiducia reciproche (quindi non relazioni ossessive), cercherà partners che abbiano la sua stessa sicurezza, e sarà capace, grazie ad una buona autostima e sicurezza personale, di chiudere un rapporto che non rende felici.

Quando invece la madre o chi per lei, non è sensibile ai segnali del bambino, poco propensa a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede, non risponde emotivamente ed efficacemente alle richieste di aiuto e conforto, il bambino svilupperà un attaccamento insicuro evitante.

La madre allontana il bambino, lo lascia spesso solo, si occupa dei suoi bisogni primari, ma non di quelli emotivi. Nelle relazioni l’evitante si distanzia emotivamente dall’altro, non si fa coinvolgere (per paura di essere nuovamente rifiutato), e si sente a disagio sia con l’intimità fisica che emotiva.

Nell’attaccamento insicuro ambivalente la madre è discontinua ed imprevedibile e perciò il bambino sarà insicuro ed ansioso. In questi bambini sarà presente l’ansia da abbandono percependosi come degni d’amore ma solo in base a cosa faranno e all’umore (altalenante) della madre.

Da adulto l’ambivalente sarà incapace di stare in una relazione stabile, proverà ansia paura e senso di colpa, dilaniato tra la voglia di esprimere se stesso e la paura di perdere l’altro, tra l’idealizzazione dell’altro e la svalutazione di sé.

E’ chiaro come questi ultimi due stili di attaccamento possono determinare una dipendenza affettiva (specie l’ambivalente), un nodo in cui si è infelici piuttosto che una relazione sana.

Sia l’attaccamento che la dipendenza si basano sulla capacità di costruire un legame, ma l’attaccamento permette il distacco nel mondo esterno, la dipendenza no.

La persona dipendente si sente insicuro, incapace di sopportare distacchi prolungati, ha paura di essere abbandonato, prova completa sfiducia nelle proprie capacità ed illimitata fiducia in quelle dell’altro.

E’ passivo e compiacente, rinnegando se stesso. Quando una relazione finisce la persona dipendente si sente andare in frantumi, non trova più un senso a nulla della sua vita, non percepisce più le sue risorse attribuendole tutte alla presenza dell’Altro.

E’ chiaro che lasciarsi fa sempre male, ma nell’individuo dipendente affettivo non c’è possibilità di elaborazione, solo profonda disperazione.

E l’amore non è questo. L’amore è nutrimento, non fame. L’amore è condivisione, non sovrapposizione. L’amore è pensiero, non ossessione. Solo così IO e TU diventa davvero NOI.

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