IL CARRELLO DELLA SPESA.  Quando la ruota non gira bene

IL CARRELLO DELLA SPESA. Quando la ruota non gira bene

Diciamo che nella nostra vita vorremmo un cambiamento, abbiamo un obiettivo, sappiamo, più genericamente, qual è la direzione che vorremmo il nostro pensiero, la nostra vita, prendesse. Poi pero ci accorgiamo che qualcosa non va, che il nostro pensiero e di conseguenza il nostro comportamento vira verso un’altra direzione. Esattamente come quando al supermercato prendiamo il carrello con la ruota difettosa. Sappiamo la direzione verso cui spingerlo, lo spingiamo, tutti i nostri sforzi vanno da una parte, ma il carrello, quella ruota lì, tira da un’altra parte. Come se avesse vita propria. E se vi concentrate un attimo, riuscite ora stesso, a sentire nel corpo, tutto lo sforzo e la fatica che fate a cercare di dirigerlo. Ma niente, ragazzi, la ruota è difettosa.

E così capita nella vita di tanti di noi: sappiamo perfettamente cosa fare della nostra vita, quale direzione, quale il pensiero più giusto… ma si innesca sempre un pilota automatico che ci fa compiere gli stessi sbagli. E nello stesso tempo sentiamo lo sforzo di starci dentro. Nella vita e anche negli sbagli.

Nel carrello la ruota è difettosa, nel cervello ad essere difettoso è un pensiero. C’è sempre cioè una cognizione negativa su noi stessi, un retro pensiero, un corvo sulla spalla “Non ce la farai mai, non sei abbastanza, non vali niente, attento che cadi…” che ci impedisce di vivere la vita che vorremmo.

La relazione giusta, un aumento di stipendio, non arrabbiarsi troppo, non deprimersi sempre, prendere le cose con il giusto equilibrio, vivere le situazioni con meno ansia. La direzione è quella. Ma qualcosa nella nostra vita ci ha convinto che qualcosa non va e ha rotto la nostra ruota, generando un pensiero negativo che ci impedisce di prendere la giusta direzione. Questi pensieri difettosi sono stati “appresi” nel corso della vita, delle relazioni passate, per gli eventi che ci sono capitati e che ora sono immagazzinati in memoria, immagazzinati nelle nostre reti neurali, sempre lì a bloccarci.

Come si recupera un pensiero positivo su di sé?

Con l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) si cerca e si trova il momento in cui ci siamo creati quel pensiero negativo (un padre svalutante, una madre ansiosa o depressa, episodi di bullismo… e mille altre cose anche apparentemente neutre), si aiuta il cervello a rielaborare l’evento, e quindi a cambiare l’interpretazione che ne abbiamo fatto in quel momento. Il cambiamento delle connessioni neurali ovviamente ha una ricaduta positiva su tutto ciò che concerne il nostro presente. Rielaborando l’informazione negativa su di sé, si ha un innalzamento delle risorse personali e della fiducia in sé.

Insomma per recuperare la metafora, non si tratta solo di oliare quella ruota ma anche di spingere il carrello con più forza, consapevolezza e determinazione.

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